Yesterday's Papers: Un popolo, un Re ed il suo debito



Edizione del 14 gennaio 2026

La recente proposta di Trump di limitare i tassi di interesse delle carte di credito al 10% ripropone all'attenzione l'enormità dell'indebitamento pubblico e privato USA. 

Quello pubblico, ormai fuori controllo e basato sulla stabilità dell'"esorbitante privilegio del dollaro", per la verità più vacillante del solito, ha superato i 38 mrd $, toccando il 124% in rapporto al Pil. 

Ma, meno attenzionato è quello privato, che è assolutamente strumentale per compensare le incapacità della classe media e di quelle più indigenti di riuscire a raggiungere livelli di acquisto - spesso fuori controllo - incompatibili con salari risibili. 

Per questo il business delle carte di credito raggiunge cifri enormi, non troppo lontane  dall'intero Pil italiano, e la media dei tassi di interesse che vengono proposti è quasi doppio (21%) rispetto a quello del 2008, anno dell'emersione della crisi da sovrapproduzione attraversi i mutui subprime.

La proposta del presidente Usa, presa molto male dai proprietari degli istituti finanziari, ha di certo l'obiettivo di pacificarsi, in vista delle elezioni di midterm, una parte dell'elettorato che lo ha sostenuto nel 2024 che sembrerebbe giudicare negativamente il suo operato a livello internazionale e con le milizie personali dell'ICE negli stessi Usa.

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