Yesterday's Papers: Verso le elezioni in Germania
Mancano poche settimane alle elezioni tedesche e dall’ultimo sondaggio pubblicato si evince il probabile vincitore relativo, ossia la conservatrice CDU/CSU in testa nei sondaggi (31%), mentre crollano i 3 partiti dell’attuale coalizione di governo, i verdi al 13% e la Spd al 15%, mentre i liberali sprofondano al 4%, addirittura sotto la soglia di sbarramento. Nella crisi economica e sociale continua ad avanzare la AfD, definita da Musk “l’ultima speranza della Germania”, salita grazie anche a tale endorsement al 22%.
Male se la passa La Linke scesa al 3,5%, anch’essa fuori dal Bundestag, mentre BSW, dopo l’exploit delle regionali nei Lander orientali di Turingia e Sassonia, si assesta su un ben più modesto 6,5%. A conferma che una cosa sono i proclami dall’opposizione, e altro è tradurre in azione politica il consenso elettorale.
Operazione che nella fattispecie ha portato in Turingia la forza sovranista di sinistra ad una coalizione di governo spuria con le due tradizionali forze dell’establishment politico tedesco, CDU e Spd, probabilmente non gradita al suo elettorato.
Non un debutto politico dei migliori per la Coalizione di Sara Wagenknecht, formazione recentemente formatasi a gennaio ‘24 da una scissione da La Linke.
Ad aggravare la crisi e il malcontento sociale sono anche le spese militari renane che, in costante crescita, drenano preziose risorse pubbliche.
Malessere profondo ancora non ben percepito dal governo di Berlino che poche settimane or sono ha deciso di istituire una nuova divisione militare dedicata alla difesa del territorio, portando acqua all’estrema destra che si oppone, al pari di BSW, alla continuazione della guerra in Ucraina con le sue ingenti spese, alla quale la Germania ha contribuito, in base ai dati del Kiel Institute, per ben 15,692 miliardi di euro, seconda per entità totale solo dietro agli Usa, in testa con 88,334 miliardi di euro.
E mentre l’economia affonda, le esportazioni di armi vanno invece a gonfie vele con l’industria bellica tedesca che sta acquisendo partnership con analoghe aziende vari paesi, soprattutto quelle con maggiore tasso tecnologico, anche israeliane.
La crisi tedesca si riflette inevitabilmente in pesanti condizioni sociali, con perdita di posti di lavoro e crescita dei disoccupatie con ulteriori prospettive di aggravamento, vista la previsione di un sensibile aumento di fallimenti aziendali a livello record per l’anno appena iniziato. Insolvenze che andrebbero ad insistere soprattutto nel settore dell’indotto dell’industria automobilistica, vero architrave del sistema produttivo teutonico.
Ricomponendo il quadro generale, sia dal punto economico e sociale che politico, sembra delinearsi una pericolosa prospettiva che, seppur con le dovute differenze, riporta alla mente la crisi strutturale che attanagliò la repubblica di Weimair dopo la prima guerra mondiale e che sfociò nell’ascesa alla Cancelleria di Berlino da parte di Adolf Hitler nel 1933 per via elettorale.
Sarebbe paradossale che le forze dell’establishment politico tedesco CDU in testa, insieme ai vertici della Commissione Europea guidata da Ursula Von der Leyen anch’essa della CDU, dopo aver provocato il disastro sopradescritto favorendo l’ascesa di AfD e invocato fino ad oggi il cordone sanitario democratico contro tale partito, alla luce del risultato delle elezioni di febbraio si accordassero con l’estrema destra riportandola alla Cancelleria di Berlino, sdoganandola definitivamente.
La storia è maestra di vita, affermavano i latini, ma evidentemente deve avere dei pessimi allievi.
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