Yesterday's Papers: Il funerale dell'Unione Europea di di Michela Arricale



Edizione del 24 febbraio 2025
(a seguire GR100 a cura di Radio100passi)
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Dopo l’attacco frontale dell’amministrazione Trump all’Europa, prima esclusa dal tavolo delle trattative per la fine della guerra in Ucraina, poi definita un parassita dipendente dagli USA, —i leader europei hanno reagito nel peggiore dei modi.

Macron, aspirante guida dell’UE, ha convocato una riunione di emergenza con alcuni Stati chiave (Italia, Germania, Polonia, Danimarca, Spagna, Olanda, Inghilterra), insieme ai vertici NATO e UE. Una formula inedita, che di fatto sancisce la crisi dell’Unione come istituzione decisionale. 

Il vertice si conclude con un nulla di fatto: da un lato, i leader si lamentano di essere stati ignorati da Washington; dall’altro, si dichiarano allineati alla strategia di Trump di “pace attraverso la forza”, pur continuando a inviare armi a Kiev con arsenali ormai svuotati.

La schizofrenia politica è evidente: mentre l’Ucraina ha già perso e gli USA riallacciano i rapporti con Mosca per contrastare la Cina, i governi europei restano intrappolati in una narrativa bellica slegata dalla realtà. Germania e Francia insistono sugli aiuti militari, la Danimarca parla ancora di “non perdere” la guerra, e persino Londra e Parigi ipotizzano l’invio di truppe. 

Ma la verità è che l’Europa è stata esclusa dai nuovi equilibri globali: il prossimo round negoziale si terrà a Riad, senza la presenza dell’UE.

Il summit di Parigi non è solo un fallimento politico, è un segnale di resa istituzionale. La stessa Unione Europea non è più riconosciuta nemmeno dai suoi leader come uno strumento politico efficace. Mentre gli USA e la Russia si spartiscono il futuro dell’Ucraina—con Washington che si assicura terre rare e infrastrutture per 500 miliardi di dollari—l’Europa si ritrova relegata al ruolo di pagatrice delle conseguenze.

Questa crisi è il punto di non ritorno: Bruxelles, senza il supporto strategico statunitense, si dimostra incapace di costruire un percorso autonomo. 

L’epoca in cui l’Europa aveva peso nel mondo si è chiusa, come dimostrano gli esiti delle elezioni tedesche, con il crollo dell’SPD e l’ascesa dell’estrema destra dell’AfD.

Nel caos istituzionale europeo, l’unico vero vincitore è il progetto di Steve Bannon, che attraverso figure come Trump, Milei, Orban e Meloni ha ridefinito il blocco sovranista internazionale. L’Italia, con Meloni ormai allineata all’amministrazione Trump, è il cavallo di battaglia di questa nuova strategia. Il futuro dell’Europa è segnato: il suo ruolo di potenza autonoma è finito, sostituito da una frammentazione che la rende irrilevante nei nuovi assetti globali.

Ascolta Yesterday's Papers su  www.radiograd.it  - dal lunedì al venerdì alle ore 07:50 ed in replica alle 08:50

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