Parola a...Vento: L'impatto salariale delle sanzioni
Rubrica a cura di Andrea Vento (Gruppo Insegnanti di geografia Autorganizzati)
L'impatto della fiammata inflazionistica e del rialzo dei tassi sul livello salariale, già strutturalmente penalizzato da un trentennio di politiche contrattuali regressive.
A completamento del nostro lavoro di ricerca sugli effetti della speculazione finanziaria sulle
quotazioni del gas, delle sanzioni comminate alla Russia e del piano REPowerEU, con le relative
conseguenze in termini di frattura geoeconomica interna all'Europa, fiammata inflazionistica,
rialzo dei tassi da parte della Bce e crisi industriale e sociale che hanno interessato il nostro paese
a partire dal 2022, ci proponiamo di indagare l'impatto di tali dinamiche sul potere di acquisto dei
salari reali.
La ripresa dell'inflazione già dalla tarda primavera del 2021 e l'impennata del 2022 hanno
inevitabilmente determinato un'erosione del potere di acquisto delle pensioni e dei redditi da
lavoro che ha ulteriormente ampliato le disuguaglianze reddituali in tutta l'Ue e in particolar modo
in Italia dove l'inflazione tendenziale su base mensile è risultata più alta rispetto alla media
dell'Eurozona (grafico 1) con i salari reali che sono diminuiti in maniera più sensibile rispetto agli
altri paesi.
La marcata diminuzione del potere di acquisto dei salari nel nostro paese in atto dagli
anni '90 è, tuttavia, riconducibile, oltre che al riacutizzarsi del fenomeno inflattivo, nell'ultimo
periodo, soprattutto alla trentennale lenta dinamica della crescita delle retribuzioni nominali per
unità oraria di lavoro.
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