Yesterday's Papers: Vendetta, ideologia e militarizzazione, Trump e i suoi ordini esecutivi di Michela Arricale


Edizione del 03 febbraio 2025 - Gr100


Riprendiamo il discorso su Donald Trump e sulla sua nuova amministrazione con una panoramica dei primi ordini esecutivi, quei decreti che ha affrettato a firmare subito dopo il suo insediamento. In totale, dal 20 gennaio al 1 febbraio, ha emesso 45 ordini, che suddivido in tre grandi gruppi. 

Il primo è quello che potrei definire "American Greatness", ovvero i provvedimenti pensati per riportare gli Stati Uniti alla centralità economico-politica, con focus su migranti, guerra e disarticolazione dello Stato federale.

 Il secondo gruppo riguarda la teoria anti-gender e, infine, il terzo è legato alla mera vendetta.

Iniziamo proprio da quest’ultimo. Il primo atto di Trump è stato quello di annullare alcuni ordini esecutivi di Biden, a cominciare dal caso Cuba, che era stata reinserita nella lista dei Paesi finanziatori del terrorismo.

 Questo provvedimento, chiaro atto di contrapposizione politica, appare come una mossa fatta più per dispetto che per motivi concreti. Se davvero Biden avesse voluto fare qualcosa di sostanziale, avrebbe rimosso le sanzioni, non certo a cinque giorni dalla fine del suo mandato. Nonostante questo, Trump, che ha scelto un Segretario di Stato apertamente anti-cubano, non ha perso tempo.

Ancora prima di insediarsi, Trump ha firmato un ordine esecutivo per porre fine alla "militarizzazione degli apparati governativi". 

Il decreto, esplicito, mira a identificare e punire coloro che hanno utilizzato agenzie federali per fini politici, evidentemente un riferimento ai procuratori che hanno avviato indagini contro di lui. In un altro ordine, Trump ha stabilito la responsabilità dei governatori in merito alle interferenze elettorali, un chiaro riferimento alla teoria della "elezione rubata" che ha portato alla vittoria di Biden. Insomma, vendetta.

Va notato che Trump sceglie i titoli dei suoi provvedimenti con la stessa attenzione di un redattore di testate sensazionalistiche. Ad esempio, un ordine per la "revoca degli ordini dannosi" o quello per l'abolizione dei “programmi antidiskriminazione” etichettati come “radicali e dispendiosi”. 

E proprio in relazione al secondo gruppo, quello che ho definito "anti-gender", vediamo che Trump ha avviato un attacco frontale contro l'inclusione delle diversità e delle minoranze, colpendo in particolare le politiche federali che mirano a tutelare le diversità sessuali e di genere.

Trump ha deciso di eliminare l’uso di termini come "transessuale", "non binario" e altre espressioni legate alle minoranze sessuali nei documenti federali, vietando anche l'uso di “pregnant person” (persona incinta) in luogo di “woman” (donna). 

Una misura che, paradossalmente, arriva lo stesso giorno in cui Trump firma un ordine esecutivo che dovrebbe tutelare la libertà di pensiero e di parola, ma che, di fatto, contrasta con la sua stessa retorica. Non solo le persone LGBT+, ma qualsiasi forma di diversità viene colpita: i programmi di diversità, equità e inclusione (DEI) vengono smantellati, e i posti di lavoro nell'amministrazione federale vengono riempiti esclusivamente sulla base del "merito", senza alcuna considerazione delle politiche di inclusività.

Trump continua a sostenere che la "meritocrazia" sia l'unico mezzo per garantire un’America forte, ma in realtà questo è solo un modo per rafforzare lo status quo e perpetuare le disuguaglianze. È un gioco di parole che utilizza per camuffare l'idea di un sistema che, piuttosto che ribaltare il privilegio, lo consolida ulteriormente.

Infine, il terzo gruppo, quello dell'"American greatness", che evidenzia la visione del presidente per una "grande America", ha portato a misure per uscire da accordi internazionali come l'Accordo di Parigi sul clima e l'Organizzazione Mondiale della Sanità.

 Il suo abbandono di questi organismi non fa altro che spingere gli Stati Uniti verso un isolazionismo sempre più marcato, con conseguenze per la sicurezza globale e per l'ambiente. 

Trump ha avviato la creazione di un "dipartimento per l’efficienza governativa", guidato da Elon Musk, e ha avviato tagli alle assunzioni federali, lasciando intendere che lo Stato federale non debba preoccuparsi di diritti economici e sociali, ma solo della sicurezza e difesa dei confini, in pratica sostenendo l'espansione delle forze militari e di polizia.

In merito alla questione migratoria, Trump ha dichiarato una "emergenza di sicurezza nazionale" ai confini, dando il via a una serie di misure drastiche, come l'espulsione di immigrati e la costruzione di nuove barriere, con la giustificazione della "prevenzione dell'invasione". 

Questi ordini esecutivi hanno avuto un impatto diretto sulle relazioni con i Paesi latino-americani, creando non poche frizioni.

Ascolta Yesterday's Papers su  www.radiograd.it  - dal lunedì al venerdì alle ore 07:50 ed in replica alle 08:50

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